Dal Diario di IlaLau: week end della terza settimana – Dias do azar!!

SOMANTICA PROJECT A LA CASA DOS JOVENS Joaquim Nabuco – Pernabuco – Brasil
Progetto Educativo in collaborazione con Modena Terzo Mondo e Casa dos Jovens ONG
Fim de semana 27-28 setembro, ovvero: DIAS DO AZAR (=il week-end dei “PACCHI”)

Alle 8.30 ci attende una macchina con tanto di autista che ci accompagnerà in un posto di cui tutti parlano benissimo, non troppo lontano da qui e dove possiamo passare la giornata. Si tratta di una piscina d’acqua di sorgente naturale chiamata Minhas da Pedra. Aspettiamo due dei nostri allievi che hanno deciso di accompagnarci, visto che abbiamo due posti liberi in auto.

Dopo circa quaranta minuti di macchina (metà dei quali lungo strade di terra rossa e cercando di schivare profonde buche dovute alle piogge delle settimane precedenti) arriviamo in questa meravigliosa piscina, ricavata al lato di una pietra gigantesca con una scritta in bianco che riprende, ovviamente, il nome di Dio e figlio. Posto meraviglioso, dotato anche di piscina più piccola per i bambini, con tanto di tavolini, sedie e prato verde dove sdraiarsi… peccato mancasse l’acqua!!!! PRIMO PACCO. Ci dicono che è in reforma (ovvero in manutenzione) e riaprirà il 12 ottobre, in occasione della giornata dei bambini (ndr) … molto bene! E adesso????

L’autista, dopo aver riflettuto per qualche minuto, ci dice che conosce un altro posto, che si trova dopo Palmares, chiamato Serrazu. Ci vorranno almeno altri 40 minuti ma decidiamo di andare: tanto ormai lui dobbiamo pagarlo e poi sono solo le 10 di mattina e abbiamo tutta la giornata libera! Arriviamo in un piccolo paesino rurale, dove il motorista si ferma a salutare una donna che sta stendendo i panni e un ragazzo sta andando tranquillamente per la strada a cavallo. Superiamo altri piccoli gruppi di case colorate e bambini che giocano per strada, e arriviamo al Banho: anche questa è un’altra piscina naturale, proprio vicino una cascata e un fiume, in mezzo a un bosco, ed è proprietà dei parenti del nostro autista. Prima di entrare un vecchietto con solo due dentini ci dà il benvenuto e ci dice che la piscina è aperta… ma che dice che c’è un problema! PER PRANZO HANNO SOLO POLLO, PESCE E INSALATA…MA NON HANNO RISO E FAGIOLI!!!!

Per i brasiliani questo sarebbe davvero un problema, abituati a mangiare sempre questi alimenti, mentre invece noi ne siamo felici: almeno oggi non saremo costrette a mangiare ancora fagioli e riso.. e con il sorriso stampato sulle labbra diciamo che per noi non è assolutamente un problema!!!

C’è poca gente, quasi solo noi, oltre a due signore che spazzano continuamente foglie. Che paesaggio idilliaco! Tutta questa natura ci mancherà tanto. Appoggiamo gli zaini e dopo esserci infilati il costume ci buttiamo in acqua. Ci sono due vasche con i fondali in sabbia e sassi. L’acqua è quella del fiume, è fresca e piena di foglie e rami, ma non importa…è piacevole trovarseli incastrati nei capelli! C’è anche uno scivolo, non di plastica ma in cemento con delle piastrelle per renderlo più liscio. I ragazzi ci si vogliono lanciare ovviamente e anche Laura si butta subito!…si fa male al sedere e Ilaria non lo vuole (intelligentemente) fare…ma viene costretta, per cui si rovina una chiappa anche lei. Tutti contenti di esserci graffiati il sedere, tiriamo fuori le carte da gioco e insegniamo ai nostri ometti “ruba mazzo”. Ilaria e il suo compagno di gioco vincono di brutto!

Arriva un po’ di gente e iniziamo a sentire profumo di carne asada… ci vien fame! Il signore dai due dentini, gentilissimo, ci consiglia galinha e salada… e ha ragione, perché è davvero gustosissima!

Il pomeriggio continua tra un tuffo e una partita a carte. Il nostro autista è già qui da un po’, polleggiato su un’amaca. Verso le 16.30, il sole ormai è già dietro la montagna, è ora di salutare tutti. La luce del tramonto è davvero rilassante, e l’anima si ricolma della tranquillità di questi piccoli paesini rurali dove la vita della genta è scandita dalle ore di sole e dai tempi della natura. Sulla via del ritorno, all’altezza di Palmares, troviamo un po’ di colonna: c’è appena stato un incidente e stanno ancora cercando di tirare fuori i corpi dalle lamiere. Pare che siano il prefetto e sua moglie.

Dopo una doccia veloce e una cena rapida con gli avanzi del giorno prima, alle 20 passa a prenderci Eliel per portarci al Gimnasio dove stasera si tiene l’evento della settimana: un incontro di MMA, ovvero un incontro di box (!!). Mentre ci incamminiamo, sembra che ci sia poca gente in giro, poche macchine nel parcheggio e soprattutto silenzio (incredibileee!). I nostri dubbi diventano realtà appena entriamo: la palestra è vuota e ci sono ragazzetti che giocano a calcio e ci confermano che l’evento di stasera è stato rimandato. SECONDO PACCO!!!

Non ci resta altro da fare se non andare in centro, dove le uniche cose aperte sono due ristoranti e un baracchino che frigge pastel. Quindi dove altro potevamo andare, se non dal nostro amico italiano a prenderci una caipirinha ?? Per strada incontriamo anche Regivaldo che ci fa compagnia. È un po’ di tempo che vorremo andare a farci una partita a biliardo, e ora è l’occasione giusta. Saliamo le scale ripide e sporche del fabbricato che porta alla sala dove solo uomini e qualche bambino gioca su vecchi tavoli da biliardo. Regivaldo è molto bravo e da la paga a tutti!!! C’è anche un calcio balilla e ovviamente ci scappano due partite !!

Alle 22.30 ci salutiamo dandoci appuntamento con Elial per il giorno dopo, per fare un giretto qui a Nabuco visto che nel pomeriggio è previsto il desfile , che tutti stano attendendo con ansia! La parata, organizzata per festeggiare l’indipendenza del Brasile, in realtà era prevista per il 7 settembre, ma a causa della pioggia è stata rimandata; prima al 25 e all’ultimo momento al 28 di settembre. Cogliendo l’occasione che siamo qui ci sembra il minimo partecipare !!! E ne siamo molto orgogliose!

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Eccoci a domenica mattina. Alle 9.30, ancora assonnato e un’ora dopo dell’orario fissato, arriva Elial. Prima di uscire approfittiamo della bella giornata di sole per stendere i nostri panni.

Il paese è quasi deserto e i negozi sono chiusi: la domenica è giornata di riposo per tutti. Camminiamo verso una zona chiamata Asudi, verso la campagna. Ci ritroviamo di fronte un grande lago verde, circondato da canne e alberi. Un cavallo sta bevendo, tranquillo, su una delle sponde. Eliel ci racconta che una volta c’ erano due laghi, ma dopo un’alluvione uno dei due è fuoriuscito e da allora è rimasto solo un vuoto tra le colline. Una volta in questo lago ci si faceva il bagno, ma ora non più … però c’è chi ancora ci pesca. Costeggiamo tutto il lago facendo una lunga passeggiata che ci porta sulla riva opposta. Qui il sentiero prosegue addentrandosi verso i campi di canna da zucchero, fiancheggiato da alti alberi di banane e cocco. Ci accompagna una piacevole brezza e il volo degli urubu, falchi dalle grandi ali che ci incantano con le loro planate che noi seguiamo col naso all’insù’. Proseguiamo fino a quando la fanghiglia non ci permette di avanzare ulteriormente e decidiamo di tornare indietro. Ripassiamo davanti alle tipiche casette colorate a un piano, dove una donna si affaccia curiosa dalla finestra dietro sbarre di metallo e galletto scorrazza qua e là, osservato da un piccolo gattino. Vediamo in lontananza un cantiere dove sono previste una serie di case nuove, tutte piccole abitazioni da un paio di stanze e alte un solo piano. Per ora sono state costruite solo le tramezze portanti. Elial ci chiede se in Italia le case sono così o diverse. Poi ci chiede quanto costa comprarsene una di casa: e rimane sconvolto dalle nostre risposte. Poco più in là del cantiere c’è un altro piccolo specchio d’acqua, circondato da palme e dove vediamo una fontanella. Siamo accaldati e il sole delle 11 è davvero caldo, decidiamo di scendere il pendio e raggiungere la piccola oasi per rinfrescarci. Ci sediamo su un tronco di palma e dietro di noi mi accorgo di un gruppetto di uomini e bambini intenti ad armeggiare con una scala (fatta di rami e bastoni intrecciati tra loro) di fianco a una palma: sono lì a raccogliere cocchi verdi! Ovviamente io mi fiondo con la macchina fotografica a provare a immortalare la scena: un omino magro e agile in tutta velocità è già a 8 metri di altezza e ha legato con una fune il casco di cocchi, che poi lentamente, a modi carrucola, fa scendere a terra; un altro signore li appoggia in una carriola che un ragazzetto prontamente porta verso un camioncino. La stessa sequenza viene ripetuta su diverse palme di cocco. Come sempre uno dei signori si accorge di noi – che non siamo evidentemente del posto – e con la solita accoglienza calorosa ci offre tre cocchi appena raccolti. Noi accettiamo volentieri perché abbiamo proprio bisogno di dissetarci e di energia! È sempre affascinate vedere con che facilità e agilità maneggiano il macete: in quattro e quattr’otto ci ha pelato e aperto il cocco, ricavando un piccolo foro dal quale noi, a collo, ci beviamo la fresca acqua interna. Dopo di che, lo stesso signore gentile, ci taglia a metà il cocco, e da una parte di guscio ricava una piccola spatola con la quale possiamo grattare l’interno del cocco, per mangiarne la bianca carne interna: particolare e un po’ strana di consistenza (più meno come quella di un caco) ma davvero sostanziosa!

Dopo questa rinfrescante sosta, torniamo verso casa, ormai è quasi ora dell’almoço (pranzo). Incontriamo adriano che sta chiaccherando con un’amico….ci dice che sta per partire per un paese vicino dove ci sarà una partita di calcio dove gioca anche uno dei suoi calciatori della Nabuquense F.C. … “come!??! E non ci accompagnerà alla parata?” gli chiediamo. Ma poi aggiunge anche che molto probabilmente la parata del pomeriggio verrà annullata perché quella stessa mattina c’è stato un incidente dove ha perso la vita un ragazzo che suonava in una delle bande della scuola. La notizia è ancora ufficiosa, ma quasi provata. Ovviamente ci spiace molto per l’accaduto, pensando anche a quello della sera prima, e iniziamo a pensare che forse era meglio se fossimo andate al mare come avevamo pensato inizialmente!!!

Torniamo a casa un po’ sconsolate. Arriviamo alla casa dei Giovani, e facciamo giusto in tempo ad incontrare Vera per dirle cosa è accaduto, che proprio in quel momento un’ altoparlante avvisa la popolazione che il desfile è annullato: non ci sarà nessuna festa. E con questo siamo al TERZO e più GRANDE PACCO!! Che peccato! Eravamo così cariche e i con anche i costumi, e sarebbe stato cosi bello vedere una festa in vero stile brasiliano.

Per fortuna ci consoliamo con l‘invito a pranzo a casa di Luciano! Abita qui vicino in una piccola casa a ridosso dei binari della vecchia linea ferroviaria. Fuori scorrazzano le galline della nonna di Luciano, e varie persone stanno già mangiando su un piccolo tavolino, mentre una giovane ragazza è intenta ad accudire una neonata. Sono tutti parenti di Luciano, e abitano tutti lì. Entriamo in casa e ci accoglie una signora sorridente, la mamma di Luciano, che ci fa accomodare su un tavolo imbandito! Riso e fagioli, ovviamente, ma anche insalata, carne in umido deliziosa, cus cus, pollo alla griglia a mangiare con farina di manioca. Ci serviamo a buffet, come usa qui, e appunto… ci abbuffiamo! Dopo pranzo, non avendo molto altro da fare, Luciano ci propone di andare a trovare suo cugino Cleiton. Lo avevamo conosciuto qualche giorno prima, nella scuola dove è dirigente e dove Luciano tiene alcuni corsi. Cleiton è anche un bravissimo sarto e tutti i vestiti per la sfilata (compresi i nostri che vedrete nelle foto!!) li ha cuciti lui su disegno di Luciano. Cleiton abita verso la parte alta di Joaquim, e il benvenuto ce lo danno i suoi due piccoli cagnoli. È molto contento di vederci e di mostrarci i suoi meravigliosi lavori. Da uno stanzino pieno di abiti, cappelli, stoffe, inizia a mostrarci i completini che avrebbero dovuto indossare le ragazze: corpetti, bolerini, gonelline, guanti , colletti da regina Elisabetta, tutti ovviamente abbinati e vero stile brasiliano tappezzati di svarosky, brillantini, passamaneria argentata e dorata. Semplicemente delle opere d’arte!! Passiamo agli abiti maschili, con giacche e calzari, doppio petto e gilet. Ci spiega che ogni anno cambia il colore, e quest’anno il prescelto era il verde. Pure il mio colore preferito! Ovviamente non riusciamo a fare a meno di provarci qualcosa, perciò ci mettiamo in testa una coroncina e infiliamo una giacchetta e la foto è di rito. Scuriosiamo ancora un po’, saltano fuori i completi degli anni precedenti, che ha conservato con cura e ci chiediamo quanto possa averci messo!! Di solito il preavviso è sempre poco, e ormai è capace di confezionare un vestito in pochi giorni. Vorremmo assumerlo come sarto di Somantica, e Luciano sarebbe il nostro stilista!!! Lo salutiamo con la promessa che un giorno confezionerà vestiti anche per noi e torniamo verso casa.

Sono le 14 e oggi fa caldissimo, la gente è chiusa in casa e anche noi decidiamo di farci una pennica. Verso le 16.00, accompagnati dal nostro amico Elial, usciamo a fare una passeggiata. Il paese è un po’ più animato, e dopo aver percorso salite e gradini, arriviamo alla parte piu’ alta del paese. La prima cosa che vediamo è un grande campetto dove ragazzetti stanno giocando a calcio e un ragazzo fa volare un aquilone. Intorno sono le solite case basse a un piano più o meno finite. Cè anche una scuola, una chiesa e una cisterna per l’acqua. Da qui vediamo in lontananza il lago verde e l’oasi di palme dove siamo stati la mattina, e da qui si vede tutto il paese. Il sole sparisce dietro la collina e colora di rosa il cielo e le ombre delle palme si fanno lunghe. Prima che scurisca decidiamo di andare alla scalinata più lunga di Joaquim, che vediamo di fronte a noi e si trova dall’altra parte di dove siamo ora. Riattraversiamo il centro, e facciamo piccole stradine mai percorse, imbattendoci in una partita di calcio (paro anche la palla!) e in una partita a domino di alcuni vecchietti che si fanno volentieri fotografare. Raggiungiamo i piedi della scalinata…come è alta!! questa è la zona un po’ più povera, qui ci sono ancora le casa di fango. Ci arrampichiamo sui gradini mentre inizia a fare sempre più buoi e iniziano ad accendersi le poche illuminazioni del paese. Non riusciamo ad arrivare in cima alla scala (che finisce in un gruppo di case) perché ormai è buio, ma arriviamo all’altezza della casa Giuliana! Dove infatti le bimbe che già abbiamo conosciuto le scorse settimane per i corsi, ci saltano addosso per salutarci. Ci accompagnano per mano per un pezzettino di strada, poi le salutiamo appena iniziamo a ridiscendere verso il centro: non possono allontanarsi troppo da casa. Incontriamo anche Tito, sulla sua moto come sempre in ciabatte, che ci propone di andare a fare una scampagnata la mattina dopo. Arrivati a casa cuciniamo con quel che troviamo in frigo, e ci buttiamo sul divano per vederci un film. Ormai è il nostro passatempo preferito della sera!

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