Dal Diario di IlaLau: storie di vite diverse

SOMANTICA PROJECT A LA CASA DOS JOVENS

Joaquim Nabuco – Pernabuco – Brasil
Progetto Educativo in collaborazione con Modena Terzo Mondo e Casa dos Jovens ONG

Quarta 24 setembro 2014

Oggi credo non ci sia nulla di particolare da scrivere. Se non che ormai ci sentiamo a casa: giriamo per strada e conosciamo tutti (o meglio, tutti conoscono noi); è normale fare colazione alle 8 con papaia o ananas, caffè lungo macchiato con latte in polvere e Vera che sbriga faccende-chiacchera-telefona; pranzare massimo per mezzogiorno perché siamo affamate e la sera, se siamo in casa, cenare sempre prima delle 19.30-20.
Canticchiamo le canzoncine politiche brasileire (in realtà è impossibile farne a meno visto che ci tampinano tutto il giorno), siamo tutto il giorno in ciabatte e canotta. Veramente qui tutti vivono in ciabatte da mattina a sera- hanno il segno dell’abbronzatura delle havaianas- e ci vanno addirittura in moto!
Non ci ricordiamo cosa siano i trucchi e nemmeno sentiamo il bisogno di usarli. Sentiamo un po’ la mancanza di un bidè, e di fare la doccia scalze anziché con le havaianas.. ma ormai siamo abituate anche a questo! Inoltre abbiamo pensato che quasi quasi proviamo pure a tenerci in testa una cuffia come fanno tutte le brasiliane per stirasi i capelli! Visto che ci prendono in giro per i nostri capelli ricci e scompigliati (quelli di Laura soprattutto che sono addirittura corti) !!
I corsi procedono bene; siamo un po’ stanche, avendo lezione tutti i giorni, ma le soddisfazioni ricompensano tutta la fatica.

Oggi, dopo la lezione del pomeriggio con le bimbe di Casa Giuliana, andiamo a Palmares per un po’ di compere. Ci serve del materiale per le malabares con il fuoco, delle calze per il desfile di domenica ecc., ma non vi tedieremo con queste cose inutili. Alle 18 però abbiamo fame e prevedendo di dover cucinare da sole a casa (oggi Vera non è venuta alla Casa perché doveva andare dal medico e la fila è lunga – come in Italia d’altronde) decidiamo di mangiare qui in uno dei tanti banchetti che frigge cibo. Ci fermiamo in quello che ha i tavoli più carini – con addirittura il proprio cestino- e ordiniamo delle specie di gnocchi fritti tondi, con ripieno all’interno. Scegliamo il gusto pizza (formaggio e prosciutto, ma sarebbe stato meglio solo formaggio) e ce lo facciamo fare ‘completo’ ,e scopriamo che vuole dire imbottino con insalatina di verza e carote. Proviamo anche delle palline impanate fritte, le coxinhas, ripiene di pollo: sono pesissime!
Alle 18.20 dobbiamo correre a prendere un pulmino , perché l’ultimo è alle 19. Attendiamo nel posto dove di solito sappiamo che passano, ma dopo più di 15 minuti non è ancora passato nessuno. Ci sembra strano e iniziamo un po’ a preoccuparci: “che siano già partiti??”…ma per fortuna ormai tutti i motoristas di Nabuco ci riconoscono e uno di loro ci viene a recuperare… stavamo aspettando nel posto sbagliato!
Avendo già cenato, alle 20.30 abbiamo voglia di uscire e in vero stile brasiliano andiamo a farci una caipirinha e un caldinho!! Gustoso!!!

Quinta 25 setembro 2014
Questa mattina aspettiamo Tito che ha promesso di portarci a chupar cana de açucar !!
Arriva incredibilmente puntuale alle 9.00 e invita Marcione ad accompagnarci. Il paese di Joaquim Nabuco è piccolo e la gente parla molto; ha paura che se lo vedono da solo con due italiane parlino male e pensino chissà cosa. Ci dice che normalmente in brasile un ragazzo che esce da solo con una donna non lo fa per amicizia ma ha sempre altri fini. Ovviamente non è questo il caso, e a noi sembra un discorso assurdo, ma i brasiliani per queste cose hanno la loro cultura, e quindi non facciamo commenti e comprendiamo il suo discorso.
Comincia la nostra lunga passeggiata in mezzo ai campi. Il sole è cocente ma la vista è talmente bella che sopportiamo il caldo volentieri. Dopo neanche tre minuti di spensierata passeggiata vediamo che Tito si blocca due metri dietro di noi. Tito??che succede??? “No niente state ferme perché un cobra vi sta osservando!” ………Ah ok, che vuoi che sia..
Una volta fuggiti dal cobra (che però non vediamo) continua il nostro cammino in cui il minimo rumore fa sobbalzare le vostre amiche italiane. La prima tappa è subito dopo aver saltato (con l’aiuto di Tito) un fosso. Taglia una canna, toglie la parte esterna e cominciamo a mangiarla! È dolcissima e si mangia mordicchiandola per fare uscire tutto il succo ma poi si sputa (Laura la ciuccia e basta…povera stellina…non ci arriva da sola!!). Camminiamo su sentieri sterrati tra canne più alte di noi, vicino a piccole foreste fitte dove pensiamo che Tarzan stia saltellando tra le liane e raggiungiamo un piccolo corso d’acqua dove ci rinfreschiamo. Tornando verso casa incontriamo un camion che trasporta la canna da zucchero cotta, dal momento che prima di raccoglierla le danno fuoco per non essere tagliati dalle foglie, e assagiamo anche quella! Moooolto più dolce! Nel rincasare facciamo un’altra stradina e abbiamo la possibilità di vedere una casa fatta solo di terra e continuiamo tutt’ora a chiederci come faccia a non crollare quando piove.
Ci gustiamo uno dei soliti buonissimi pranzetti preparati da Vera e pensiamo a quanto sarà triste dover cucinare i nostri pasti da sole al ritorno in Italia…e non avranno lo stesso sapore.
Alle 14 arrivano le ragazzine e le bimbe: oggi saranno 20 bambini che vengono e vanno e fanno un po’ quello che vogliono. Proviamo l’esercizio per la presentazione finale con molta fatica. Prendono per scherzo anche le nostra urla e i nostri rimproveri!
Con i “grandi” del gruppo dopo invece riusciamo a montare buona parte della coreografia e lavoriamo sui tessuti aerei. A fine lezione sono così carichi che decidiamo di rivederli verso sera per provare a fargli utilizzare le bolas infuocate!
Nell’attesa del loro arrivo, previsto per le 19.30, ci sediamo al tavolo in cucina per cercare di capire il motivo per cui Adriano, Vera, Ivane e Tito stanno discutendo. Parlano molto velocemente e capiamo solo che ci sono stati dei problemi con una ragazzina a cui Tito ha insegnato tutto sulla capoeira. Rimaniamo di M—A quando Tito si alza in piedi dicendo:” non c’è problema…me ne vado io e non insegno più qua…le cedo il posto”. Cominciamo a sentire una tristezza tremenda e abbracciamo Tito supplicandolo di non andare via…ma lui sembra molto convinto della sua scelta e ci saluta dicendo che poi torna a trovarci e ci riaccompagnerà a ‘chupar cana’. Ma la speranza è l’ultima a morire e continuiamo a credere che prima o poi tornerà…chi insegnerà tutti i ragazzini? Cosa faranno ora che lui non insegnerà più qui? Chi verrà al suo posto?

Ci piange il cuore, anche perché adoriamo Tito, la sua allegria e la gioia che sa trasmettere. Come dice Vera : è um palhaço!! (pagliaccio)
Alle 19 arriva Luciano che ci dice di seguirlo e ci conduce in una delle scuole in cui lavora per presentarci a suo cugino che ne è il direttore. Eccolo che si presenta e notiamo subito che il suo corpo è cosparso di brillantini oro, per poi scoprire che sta lavorando ai vestiti della sfilata che si terrà domenica. In teoria siamo venuti qui per seguire un po’ le prove della banda e vedere i passi da fare durante parata… ma ovviamente l’ ensaio è stato posticipato di mezzora e Luciano non lo sapeva. Noi però non possiamo trattenerci perché tra mezzora arrivano i nostri studenti.
Lo salutiamo e prima di tornare a casa passiamo dal benzinaio. Ebbene sì: per usare le bolas l’unica soluzione è usare la benzina! riempiamo più o meno mezza bottiglia vuota di plastica che troviamo lì e,con sorpresa, scopriamo che la benzina qua è fucsia e ovviamente puzza!

Ecco che arrivano i nostri bambinoni e cominciano a sperimentare, divertirsi ma anche a bruciarsi! Il fumo che producono le bolas con questa benzina è impressionante e anche l’odore e dopo poco decidiamo che, prima di prendere fuoco o morire intossicati, forse è meglio smetterla. Ci sdraiamo tutti per terra bevendo coca cola, ridendo e scherzando, qualcuno anche a salire e scendere dai tessuti (ormai non ne possono più fare a meno!).Ci fanno tante domande e rimangono sconvolti del fatto che in Italia sia obbligatorio studiare, addirittura per tredici anni; inorridiscono a sapere quanto costa comprarsi un’auto o una casa. Parliamo di Istambul e ci chiedono se sia in Italia. Ah! E poi pensano che io e Ilaria abbiamo la stessa età più o meno!! (piccola rivincita della Laura che inizia ad esaltarsi) .
Poi Eliel comincia a raccontare la sua storia. Vive con la nonna e la bisnonna siccome il padre è stato ucciso nelle favelas di Recife e la madre è morta in un incidente. Ci dice di avere tantissimi fratelli e sorelle che conosce solo in parte e tra cui una è prostituta e uno un viados. Non vogliamo scrivere oltre vi diciamo solo che noi dobbiamo trattenerci dal piangere, mentre lui racconta tranquillamente tutto…qua sono storie all’ordine del giorno. I bambini qui crescono più in fretta, inutile stupirsi che sembrino sempre più grandi rispetto la loro età, devono imparare presto ad arrangiarsi.

Siamo venute qui con la speranza di essere in grado di distrarli dalle loro disgrazie, quando in realtà sono loro che, dopo aver notato che eravamo sconvolte dal racconto, cercano in tutti i modi di tirarci su di morale.

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